IL PAESE RITROVATO

Monza, 7 settembre 2016. Il Consiglio Comunale di Monza ha autorizzato l’avvio del cantiere dal quale sorgerà  “Il Paese ritrovato” il primo Villaggio in Italia dedicato alla cura di persone con forme di demenza e affette dalla sindrome di Alzheimer. “Una grande soddisfazione non solo per la nostra Cooperativa, ma per tutta la comunità – ha dichiarato Roberto Mauri, direttore de La Meridiana – . Ringraziamo vivamente il Sindaco e tutti i consiglieri – prosegue Mauri – per aver consentito la nascita di un progetto di cui, ne siamo convinti, molto se ne parlerà non solo a livello territoriale, ma anche, vista l’originalità della proposta, a livello regionale e nazionale. Il Paese ritrovato è un dono alla comunità che contribuisce a rendere la città di Monza un polo di grandissima importanza sul piano socio sanitario”.

I perché di un Villaggio come luogo di cura

La Meridiana, forte dell’esperienza maturata in quarant’anni di attività e delle collaborazioni con enti di ricerca scientifica, ha messo a punto un nuovo progetto finalizzato alla realizzazione di un centro riservato all’accoglienza di anziani affetti da varie forme di demenza e da Alzheimer. Il centro è stato pensato come un piccolo paese, così da permettere ai pazienti di condurre una vita quasi normale e di sentirsi a casa ricevendo nel contempo le cure necessarie.

Oltre ad appartamenti strutturati per accogliere ciascun malato, il Villaggio è arricchito dalla presenza di negozi, di un teatro, di una cappella, di un bar e mini-market, il tutto con l’obiettivo di offrire alle persone di mantenere il più a lungo possibile la propria quotidianità e quindi le abilità residue.

In tutti i percorsi sono previsti dispositivi non invasivi per il monitoraggio dei pazienti, mentre il giardiniere, il cassiere, la parrucchiera, sono operatori con una formazione specifica per assistere questi anziani, senza sostituirsi a loro, ma fornendo un adeguato sostegno all’autonomia residua e un aiuto nelle difficoltà quotidiane. Più che semplici assistenti, si tratta di professionisti in grado di riconoscere i bisogni della persona con demenza e di garantire interventi mirati, sostenendo le competenze decisionali della persona.

Un luogo “reale” che vuole rallentare il decadimento cognitivo e ridurre al minimo le disabilità nella vita quotidiana, offrendo alla persona residente l’opportunità di continuare a vivere una vita ricca ed adeguata alle sue capacità, ai suoi desideri e ai suoi bisogni.

Più che una città, il modello che si desidera realizzare è quello di un “quartiere dentro la città”.

“Abbiamo immaginato – spiega Mariella Zanetti, geriatra della Cooperativa – un luogo di cura, ma anche di incontro e di scambio, in cui le persone residenti, affette da varie forme di demenza e sindrome di Alzheimer, i familiari, gli operatori ed i volontari siano liberi di muoversi, parlare, curare la propria casa, riposare, fare la spesa o andare dal parrucchiere, proprio come accade per ciascuno di noi ogni giorno. Il tutto con una supervisione attenta e mai invadente che sappia accogliere ed accompagnare le fragilità individuali. Un paese reale, un quartiere della città costruito su misura per contenere gli stress, le forme aggressive, ridurre il consumo di farmaci ma, soprattutto, garantire una qualità di vita migliore ai nostri malati.”  

Un nuovo modello di cura

Una vera e propria rivoluzione che investe sia i metodi di cura delle forme di demenza, sia la cultura di welfare. La demenza, secondo i dati ufficiali, assumerà nei prossimi anni una dimensione pandemica. Nel mondo, dati stimati nel 2015, interessa circa 47,7 mln di malati di cui 7,7 mln di nuovi casi all’anno, in pratica 1 caso ogni 4,1 secondi!

Nel giro di 20 anni i numeri dei malati raddoppieranno. Anche i costi della cura sono destinati a lievitare: si prevede che si passerà dagli attuali 818 miliardi di dollari, stimati nel 2015, ad una spesa, prevista nel 2018, di oltre 1.000 miliardi di dollari.

In Italia le persone colpite dalla   demenza rappresentano il 2,09% del totale della popolazione, una percentuale superiore rispetto alla media europea che si attesta a 1,55%.

Numeri che, confrontati con quelli del passato, dicono che la crescita delle forme di demenza presenta un trend di tipo esponenziale e sarà una delle malattie che potrà mettere in seria difficoltà la spesa sanitaria e i bilanci degli stati delle economie avanzate.

Ma perché organizzare un vero e proprio Villaggio per la cura dell’Alzheimer? “Occorre – risponde Mauri – proporre modelli di cura in grado di migliorare la qualità della vita e al tempo stesso ridurre i costi per la comunità.   Attualmente il sistema di cura delle forme di demenza per gli anziani presenta un grande vuoto perché si passa direttamente dal domicilio alla RSA, non ci sono soluzioni intermedie. Nelle RSA esistono dei nuclei specifici per la cura dell’Alzheimer, ma spesso risultano non sempre adeguati alle esigenze del paziente. La persona con demenza ha bisogno di muoversi liberamente, di dar sfogo alla propria energia fisica che si traduce in lunghe camminate, in un desiderio disperato di vivere la quotidianità e di lottare contro la malattia che è principalmente mentale. La cura della demenza – conclude Mauri – richiede ampi spazi, necessita di ricostruire l’architettura quotidiana e per farlo servono personale qualificato e sistemi di monitoraggio che non siano invasivi.”  

L’efficacia del modello Villaggio nella cura della demenza è confermata anche da un’altra esperienza olandese che ha ispirato la progettazione de “Il Paese ritrovato”. Le ricerche e le analisi che hanno monitorato l’esempio olandese affermano che lo stress dei pazienti è sensibilmente diminuito così come l’uso dei farmaci, mentre è accresciuto il benessere dei familiari e delle comunità.

Il Paese Ritrovato sarà monitorato a livello scientifico da tre enti altamente qualificati: Il CNR, Il Politecnico di Milano, la Fondazione Golgi Cenci. Direttore scientifico sarà il dottor Antonio Guaita, uno dei massimi esperti di Alzheimer a livello nazionale ed internazionale. I tre enti collaboreranno con la Cooperativa La Meridiana per affinare con la LIUC di Castellanza un modello di misurazione che permetterà di stabilire l’efficacia terapeutica de “Il Paese Ritrovato”. L’Università varesina avrà, infine, il compito di rielaborare le osservazioni e proporre alla Regione Lombardia un modello che potrà esser poi inserito nel sistema di cura e che assumerà una posizione intermedia fra il domicilio del paziente e le Case di Riposo. I risultati della ricerca saranno a disposizione anche delle famiglie e potranno trovare applicazione anche presso il domicilio dei malati migliorando così l’assistenza e il supporto ai caregiver. 

Ripensare il welfare

La rivoluzione non riguarda solo il modello di cura, ma anche quello di welfare. La struttura, che sorgerà a Monza, in viale Elvezia nei pressi di Centro Polifunzionale San Pietro, costerà oltre 8,5 milioni di euro. Attualmente ne sono stati coperti circa 6, una somma di cui oltre il 70% donata da alcune famiglie “illuminate” – così le definisce Roberto Mauri – , che hanno voluto contribuire al benessere della comunità e hanno fortemente creduto all’efficacia del progetto. Dobbiamo pensare – prosegue Mauri – di rivalutare la storia del nostro territorio e riproporre modelli del passato che avevano la loro ragion d’essere e che oggi possono tornare di moda. Sono state le famiglie benestanti particolarmente illuminate che hanno fatto la storia del welfare e che hanno finanziato ospedali, luoghi di cura, progetti di solidarietà, sono loro i protagonisti del benessere comunitario e su di loro ricade questa responsabilità e questo onore.”

Il Progetto de Il Paese Ritrovato gode dell’armoniosa sinergia con tutte le istituzioni pubbliche e socio sanitarie: Comune di Monza, Regione Lombardia, ATS Brianza, ASST Monza. 

Le caratteristiche del progetto

Da un punto di vista architettonico, il progetto si concretizza nella costruzione di un piccolo quartiere autosufficiente nel quale i malati, in tutta sicurezza, vivono in appartamenti protetti ma possono muoversi anche in modo autonomo nella piazza, al caffè, nei negozi e al cinema, così da permettere loro di condurre una vita quasi normale, di sentirsi a casa e di ricevere nello stesso tempo le cure necessarie.

Un luogo “reale” frutto di attenta analisi della letteratura internazionale, delle esperienze già consolidate in altre nazioni e della profonda conoscenza della demenza e di ciò che essa comporta nel malato e nella sua famiglia. Un luogo che rallenta e forse “guarisce” da quella apparente “non vita” caratteristica dei malati di Alzheimer soprattutto negli stadi avanzati della malattia.

Il villaggio sarà strutturato con le seguenti modalità:

  • 8 appartamenti da 8 persone per complessivi 64 posti;
  • una piazza centrale con vicoli di collegamento tre le varie case;
  • spazi esterni di ritrovo ed aggregazione;
  • locali pubblici quali bar, parrucchiere, minimarket, luogo di culto;
  • spazio aggregativo ampio per feste ed attività di gruppo;
  • una sezione diurna finalizzata a supportare le famiglie che assistono un malato al proprio domicilio

Tempi

Inizio cantiere: dicembre 2016
Avvio gestione nei primi mesi del 2018

luglio 2017
luglio 2017

 

Per informazioni

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